Il Giro della liquirizia: sulle orme di Alberto Bettiol

Uno sguardo indietro, rapido. Alberto ha una mascherina di terra che gli sporca il volto, ma i denti bianchi del suo sorriso si vedono benissimo. È il primo.
Mentre si avvicina metro dopo metro al traguardo, la sua maglia rosa si alza dal manubrio, le braccia al cielo. In sei ore e diciotto minuti il Giro delle Fiandre 2019 è suo, con tanto di stacco. Per il team americano Ef – Education First Alberto Bettiol ha portato a casa la prima vittoria della sua carriera da professionista, e la prima di un italiano nelle Fiandre dopo più di dieci anni.

Smonta dal sellino, quello stesso che ne ha sopportato il peso in salite impervie e sampietrini implacabili, e il team corre ad abbracciarlo. I suoi venticinque anni gli crollano addosso, mentre appoggia la testa sulle spalle che gli porgono.

L’occhio della telecamera si ferma qui. Non possiamo che supporre quello che è avvenuto dopo, immaginando quello che avremmo fatto se avessimo salutato Alberto alla fine del suo grande successo. Molti lo avrebbero stretto, alcuni avrebbero alzato i pugni al cielo con lui, altri ancora gli avrebbero portato un fresco boccale di birra. Non temete, è particolarmente indicata per i professionisti del ciclismo: reintegra i sali minerali, favorisce la diuresi, stimola serenità con il semplice gesto del berla.

Le Fiandre sono storicamente un terreno fertile per la birra: eredità monacale e protagonista di un festival molto amato, la bevanda al luppolo conta numerosissime varietà, tutte caratterizzate dai propri sapori e aromi. Una di queste è la Gouden Carolus di Mechelen, prodotta dall’antico birrificio Het Anker e destinataria di premi, medaglie e riconoscimenti nelle più importanti competizioni del mondo. Ha un bouquet ricco, caratterizzato da un persistente aroma di liquirizia.

Naso

Non sarebbe un aroma straniero, per il naso di Alberto. La ricca terra delle Fiandre non è infatti troppo diversa da quella senese della sua infanzia, al punto che a migliaia di chilometri di distanza i due luoghi non condividono solo le ruote della Cannondale del ciclista di Poggibonsi. È infatti comune a un altro nettare l’intenso aroma della radice marroncina.

Liquirizia

Nelle colline del Chianti nasce un vino, il Badia a Coltibuono, caratterizzato dalle stesse note di liquirizia. Ancora una volta non faremmo fatica ad immaginare il suo aroma incontrare il palato del ciclista, che dalla giovane età ha solcato la terra profumata della Toscana in sella a una bicicletta. Che l’avrebbe portato più lontano di quanto non potesse vedere allora dal fondo di un bicchiere di vino.

Badia a Coltibuono botti
Botti di Badia in una catina di Gaiole in Chianti

 

 

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