Spasiba [спасибо] Pavlova: una meringa australiana, una grande ballerina

Gelida San Pietroburgo. Il silenzio soffocato della neve ovatta tutto. E’ il 31 gennaio del 1881 e nasce Анна Матвеевна Павлова aka Anna Pavlova. Quale denominatore comunque può esserci tra un’esile e povera ragazza russa, il freddo, l’Australia, un treno deragliato e una torta incredibilmente dolce? Il balletto. Nata per la danza, per sua stessa ammissione “Sin dai primi anni della mia vita, ho sempre voluto danzare. Non potevo pensare ad altro futuro, non potevo vedermi in un altro ruolo se non quello di una ballerina in un grande palcoscenico di fronte ad un’affollata audinece di pubblico. Volevo mostrare loro la perfetta bellezza del movimento e aspettare col fiato sospeso ed il cuore in tumulto i loro applausi. Così cominiciai a costruirmi castelli in aria al di là delle mie speranze e dei miei sogni“.

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Enfant prodige della danza, a otto anni era già pronta per iscirversi alla Scuola del Balletto Imperiale di San Pietroburgo, ma dovette aspettare ancora due anni, era troppo piccola. In quel momento era solo una questione anagrafica, in realtà Anna convisse tutta la vita con un piccolo corpo e una grande energia. Talmente determinata ad eccellere nel ballo che si modificò le già massacranti scarpette con del cuoio – perchè il suo piede era talmente piccolo che non teneva in alcune posizioni.  Grandioso telento, instancabile eleganza e ritmo dolce nel sangue la resero prima ballerina nel 1905. Piena belle epoque – per lei niente folies berger e assenzio – solo tulle e classe.

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Il coreografo Michail Fokin creò per lei “la morte del cigno”. Sempre al freddo, sempre d’inverno, esattamente il 4 gennaio 1908. Alla presentazione di Parigi, il cigno ballò e morì per tre volte nello stesso giorno. Una standing ovation assoluta, pubblico ipnotizzato dal volteggio di una nuvola soffice e bianca.

Dà quel momento solo grandi successi. Un film. Tournèe in Inghilterra, negli Stati Uniti e nel 1926 perfino in Australia e Nuova Zelanda. Icona della danza, volevano vederla tutti.

Berth Sachse era lo chef dell’ Palace Hotel di Perth dove alloggiava l’eterea ballerina russa. Curioso, andò a vederla. Se ne innamorò perdutamente e iniziò a prepararle dolci – dopo aver scoperto che Anna ne era appassionata.

Bocca

Adesso inizia a fare freddo, ma in questo caso sarà una morte dolcissima. Ancora neve, lo stesso freddo pungente di quando nel paese delle matrioske nasceva una grande della danza. Direzione Olanda, la Pavlova si trova su un treno tra Cannes e Parigi, è notte. Il treno deraglia. Nessun ferito, solo dodici ore di gelo in vestaglia, aspettando che il treno venga rimesso in moto. Anna si prende un raffreddore, un brutto raffreddore che diventa  polmonite fulminante. Niente dolci, ma un altro Hotel, questa volta L’Hotel des Indes dell’Aja. E’ il 23 gennaio 1931 e il cigno muore per l’ultima volta.

La notizia arriva fino a Perth. Berth Sachse è disperato. Vuole celebrare quella piccola meraviglia che non vedrà più ballare. Inizia a sfornare torte. Si intestardisce. Vuole rappresentarla con zucchero e uova. Una meringa: no! E’ troppo dura! Berth si ostina, ricorda il suo tutu bianco, voluminoso, soffice, le sue scarpette dure, un goccio di aceto che ricorda la durezza zarista, della vaniglia. Crea la Pavlova. Una base di meringa croccante che nasconde un cuore morbido e “marshmelloso”. Il tutto ricoperto da una nuvola di panna. Lamponi e fragoline di bosco on the top, per ricordare una donna sofisticata.

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La Pavlova è il dolce più apprezzato in Australia anche se la Nuova Zelanda ne richiede continuamente la paternità. Una guerra a colpi di meringa e panna che in realtà coinvolge Russia, Oceania, Francia, Olanda. Un assaggio di questa e ringrazierete Anna Pavlova per tutta la vostra vita.

Posteb by Mariavittoria Zaglio. Futura collega, per gentile concessione di Giulia ho lasciato un’impronta dolcemente fredda sui Cinquesensi.

 

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